Una poesia al giorno

A scuola – rifletteva un pedagogo in cui mi sono imbattuto – il buon insegnante deve stabilire il “tempo della clessidra”, piuttosto che il tempo “delle lancette”. Se il tempo “delle lancette” è il tempo quantizzato, delle prove sul giro, dei cronometri, della performance, le clessidre – orologi ad acqua o a sabbia che siano – al contrario, non scandiscono gli attimi ma li uniscono. Non li incalzano, ma li riempiono. Sarebbe, a suo dire, un’estasi che solleva il discente dal ticchettio dei secondi e dell’ansia da prestazione.

Mi è capitato di prestare supplenza in una Primaria. Non ripeterò il Leitmotiv “i giovani ci sembrano distratti”. Siamo stati tutti bambini, d’altronde. Da che cosa siamo distratti se non dal tempo stesso? Anche se molti di noi non sanno leggere le lancette alla parete; anche se altri incitano la fuga dei minuti: ciascuno non vede l’ora di scappare dall’aula.

Mi sono chiesto se coinvolgere gli alunni con una “Una poesia al giorno” fosse cosa buona e giusta. Non sarebbe bastato un “calendario delle scadenze” per metterli in carreggiata? “Al giorno”, inoltre, fa un torto alla poesia e uno al pedagogo di cui sopra. Gli oroscopi sono “del giorno”; le citazioni sono “del giorno”, per chi non ha il tempo di andarsele a scovare. Il “giornaliero” finisce ed esaurisce, e con esso scadiamo anche noi.

Soltanto un alunno, distratto, ha potuto sollevarmi dal dilemma; poiché, nei fatti, scoprire insieme “Una poesia al giorno” è stato un metodo infallibile per salvare tanto le lezioni quanto il rapporto con gli alunni. Ci siamo perduti nei versi.

Ma il dilemma del pedagogo si è sciolto nella mia testa solo vedendo quell’alunno scarabocchiare una mela Apple, sulla lavagna, accanto al Caproni.

Si dovrebbe assumere una poesia come una mela, al giorno, poiché la poesia è come la mela del proverbio. Unisce utile e gradevole, eppure non incombe. Le poesie stabiliscono un altro tempo – più vecchio di clessidre e meridiane – ma ci riempiono il quotidiano. Come le mele, che le puoi mangiare quando vuoi. Saziano la fame e mettono in salute. E poi la nonna dice che le mele oramai sono sempre “di stagione.


FABRIZIO WALTER ARTERO